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Con l’avvento della televisione e della stampa a colori l’arte(…..) è diventata sempre più parte della nostra vita quotidiana. Non si tenta più di dissuadere i giovani dalle loro ambizioni verso questo tipo di mestiere; quando finii le scuole d’arte, a me fu dato di scegliere tra un impiego in banca o qualche cosa di simile. Migliaia (oggi) studiano nelle scuole d’arte, nelle accademie, nei corsi serali. (….) La ragione di questa ripresa di interesse per l’arte non è così difficile da capire. Nell’era dell’elettronica, in cui il computer continuamente minaccia di annullare il fattore umano, l’esercizio delle umane capacità e dell’impressione individuale diventa vitale. Le immagini, sia in movimento che stampate, stanno diventando parte integrante della nostra vita. Ripensando alla nostra adolescenza, riusciamo talvolta a rintracciare i movimenti dell’urgenza di esprimere le nostre speranze, i sogni, le fantasie; quasi un meccanismo di autodifesa.
P. Hogarth
Arte e Industria
La produzione di composti per l’arte si confonde, per un lungo arco di secoli, con la stessa storia dell’arte.
Alla miscela delle sostanze, infatti, provvedevano l’artista stesso o i garzoni della sua bottega. Nel XVII secolo apparvero nelle principali città europee i primi produttori, che non si limitavano a fornire pigmenti, gli oli e le resine, ma cominciarono a fornire impasti di colori già pronti e in alcuni casi le attrezzature necessarie.
Anche in questo campo, però, la Rivoluzione Industriale inglese del secolo XVIII cominciò a far sentire il suo influsso.
Nel 1856 la celeberrima sintesi di William H. Perkin (1838-1907), la malveina, permise di ottenere il violetto-porpora, che divenne ben presto un colore molto alla moda, preferito dalla regina Vittoria e molto usato dagli artisti Preraffaelliti.
Lo sviluppo dell’industria dei coloranti ebbe quindi importanti riflessi anche su quello dell’industria delle vernici e dei colori per l’arte. E’ in questo dinamico contesto che, verso la fine del 1923, vide la luce la F.lli Maimeri.
1923: Anno di Fondazione
Nel corso del 1923, il pittore Gianni Maimeri, sotto la guida del fratello Carlo che aveva messo a punto un sistema di macinazione colloidale capace di dare ai colori la loro genuina consistenza, cominciò a sperimentare i nuovi colori “fabbricati” in casa per le sue tele. Le prove risultano così soddisfacenti da convincere i due fratelli a tentare l’avventura imprenditoriale.
“Uno dei principali nostri studi di cui presentiamo ora il risultato, frutto di lunghissime esperienze, fu precisamente quello di riuscire a mantenere coesione fra pigmento e olio eliminando tutte quelle sostanze che l’esperienza dimostrò nocive. Giunti a questo punto lanciamo il progetto di una fabbrica di colori macinati all’olio secondo il nostro sistema e colle formule ottenute dai nostri studi”.
La zona prescelta per installare la fabbrica fu la Barona, nel comune di Milano.
La scelta di Gianni e Carlo Maimeri cadde, infatti, sul Mulino Blondel, in passato utilizzato per la macinazione del grano. I lavori di risistemazione del vecchio mulino cominciarono nel settembre del 1923.

1936: Dal Mulino Blondel alla Roggia Carlesca
Nel 1936 la F.lli Maimeri lasciò il Mulino Blondel per trasferirsi pochi metri più in là, in via Ettore Ponti, sistemandosi lungo la roggia Carlesca.
Un incendio notturno, nel 1938, rischiò, purtroppo, di mettere a repentaglio la faticosa ripresa dell’azienda. Rispetto al fatturato del 1938, pari a 311.096.15 Lire, il danno subito, soprattutto in materie prime e prodotti finiti, si aggirò sulle 78.000 lire, cifra che rischiava di mettere in forse l’esistenza della ditta. La guerra non costrinse alla chiusura la fabbrica; la totale moncanza di concorrenti le consentì, invece, di migliorare le proprie attività.
Una fonte energetica autonoma, come la ruota sulla roggia Carlesca, consentì, per esempio, il funzionamento dei macchinari anche durante le interruzioni di energia elettrica.

1945: Dopo i bombardamenti la ripresa
Il 31 marzo del 1945, giorno dell’ultimo bombardamento su Milano, una bomba colpì lo spigolo del laboratorio, distruggendolo completamente. Pur essendo in orario di lavoro non vi furono vittime, ma la ditta dovette interrompere le attività per qualche tempo.
La ripresa fu febbrile ma frenata dalla mancanza di materie prime. La scarsità di materiali da costruzione e le imposizioni del Comitato di Liberazione Nazionale per l’alta Italia, resero macchinosa la ripresa. Come giustamente si sottolineava in più di una domanda alla Commissione Centrale Economica, il lavoro della Maimeri significava anche lavoro per altre categorie come decoratori e artigiani.
La Maimeri, nel volgere di qualche mese, si trovò nella necessità di triplicare le assunzioni per tenere il passo con le richieste e , per non perder tempo, ricostruì a sue spese i locali demoliti.
1951: Sulle orme del padre
Nel corso del 1947 fece la sua entrata in azienda il figlio di Gianni Maimeri, Leone, nato nel 1926 e studente presso la facoltà di chimica a Milano.
Nel 1951 moriva, all’età di 67 anni, Gianni Maimeri. Un personaggio fuori dal comune. Quel che colpisce nella sua biografia di uomo e imprenditore è la straordinaria capacità di riuscire a dominare mondi così diversi. Se si pensa che nei momenti più critici delle vicende societarie, Gianni Maimeri dipingeva quella straordinaria serie di quadri che sono i “Navigli”, e quasi contemporaneamente ingaggiava una dura battaglia con la Podesteria sul piano regolatore di Milano, non si può non rimanere ammirati da tanta vitalità e spirito di indipendenza. Erano gli anni in cui le preoccupazioni per l’azienda si mischiavano alla paura per il futuro che la difficile crisi economica degli Anni Trenta, veniva dilatando.
Con lui se ne andava una figura tipica del nostro passato, quella dell’imprenditore romantico, legato più alla sua creatura che ai risultati ottenuti.
1960: Gli anni del boom
Nella seconda metà degli Anni Cinquanta, e nella prima degli Anni Sessanta, la Maimeri si venne confermando solido e robusto concorrente per il mercato dei colori per l’arte. Una rete distributiva sapientemente costruita negli anni fu la base su cui andavano costruendosi i suoi successi, in un mercato sensibile anche ai consumi dei semplici appassionati di pittura e degli hobbisti.
Tra l’altro, l’espansione del settore della grafica e della pubblicità anche nel nostro Paese cominciava a creare una più vasta base di fruitori di quel tipo di prodotti.
Le necessità impellenti di spazio e la saturazione delle aree alla Barona non consentivano più quel naturale sviluppo dell’azienda che la crescita della domanda e i nuovi ritmi produttivi venivano imponendo.
Nel corso degli Anni Sessanta l’azienda fu costretta in varie riprese ad affidare nuovi magazzini nel quartiere per sopperire alla scarsità di spazio.
1968: Una nuova dimensione industriale
Le ristrettezze imposte dalla sempre più intensa urbanizzazione dell’area milanese imponevano ormai una localizzazione fuori dalla cinta comunale che consentisse una equilibrata crescita dell’impresa.
La scelta cadde su Mediglia, un comune rurale sito nella zona sud-est di Milano. Il terreno fu trovato in località Bettolino sulla “vecchia” Paullese e su un’area di circa 8.000 mq. Sorse il nuovo stabilimento composto di nuovi e confortevoli fabbricati di concezione moderna. Un’organizzazione razionale degli spazi consentì una chiara separazione tra il reparto di produzione, gli uffici e il magazzino, dotato di attrezzature automatiche per lo stoccaggio dei prodotti.
In questa occasione l’azienda si decise anche ad adottare nuovi macchinari, come le macine a cilindri di ghisa in sostituzione delle vecchie a cilindri di porfido, e a introdurre nuovi miscelatori per l’impasto dei colori.
Lo sviluppo della ditta milanese, dagli Anni Sessanta agli Anni Ottanta, è stato continuo e regolare. Le ragioni della crescita della F.lli Maimeri coincidono, infatti, con il grande boom dei prodotti artistici dovuto alle nuove esigenze della società moderna.
Oggi: Spazi e tecnologie del futuro
Nel corso degli ultimi anni i continui studi del laboratorio di ricerca e sviluppo hanno permesso l’introduzione di nuove gamme di colore. Alle numerose serie di colori tradizionali a olio, di tempere, di acquerelli, si sono aggiunti gli assortimenti di colori acrilici, di colori per la grafica, l’illustrazione e l’hobby, oltre, naturalmente, alla ricca gamma di accessori.
Oggi, di fronte alle esigenze dettate dalla concorrenza internazionale, la F.lli Maimeri ha ampliato ulteriormente i propri impianti, anche in previsione delle crescenti sfide in cui si troverà nei prossimi anni.
Così l’area attualmente occupata dalla struttura e dai servizi ha raggiunto la superficie di 16.000 mq. Il solo magazzino, costruito in un edificio apposito, ha un volume di 14.000 mq. E consente un efficace sfruttamento delle nuove tecnologie informatiche applicate alle operazioni di immagazzinaggio.
Partita, lo abbiamo visto, come piccolo laboratorio artigianale negli Anni Venti, la F.lli Maimeri è riuscita a conquistare un suo preciso e ambìto spazio nel mercato nazionale e internazionale dei prodotti per Belle Arti.

Gianni Maimeri, Autoritratto, 1930
olio su cartone


Gianni Maimeri,
Dipinto per un manifesto, 1924
olio su tela


Maimeri Puro
colori a olio superiori


Dispersione


Confezionamento


Magazzino prodotto finito


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